La storia dei genovesi che inseguono i tornado per il mondo
Quando avete avuto l’idea di cimentarvi in questo particolare genere di attività?
E’ stata un’idea partorita nel 2005 da una sincera amicizia tra il sottoscritto, William Demasi, Daniele Laiosa e Gael Massone. Siamo sempre stati molto interessati alle manifestazioni più violente, spettacolari della natura. Parlo in prima persona ma in realtà credo di poter parlare un po’ a nome di tutti; ho iniziato appassionandomi sin da bambino all’osservazione diretta dei temporali più violenti che si manifestavano sulla nostra regione nel periodo tardo estivo/autunnale. Stiamo parlando dei famigerati autunni anni 90′, ai tempi frequentavo ancora la scuola elementare ma ricordo con vivida memoria gli intensi temporali alluvionali che, puntuali come orologi, si presentavano soprattutto nel mese di settembre, al punto che tra la popolazione genovese si diffuse l’ansia dell’autunno in quanto portatore di tempeste di pioggia ed eventi atmosferici potenzialmente dannosi, un po’ come sta succedendo in questi ultimi anni nei mesi di ottobre e novembre. Tengo a precisare questo aspetto perchè l’osservazione di questi temporali in età infantile, credo abbia svolto un ruolo essenziale nel fissare dentro di me l’enorme passione che nutro in quello che faccio.

Negli anni successivi la passione per i temporali si affiancò a quella della fotografia; la prima reflex in mio possesso nella lontana estate del 2000′, funzionava ancora con i vecchi rullini fotografici ma fu quello il momento in cui cominciai a familiarizzare con i tempi di esposizione, gli ASA e le aperture di diaframma. Cresceva in me l’esigenza di immortalare ed archiviare quello che ogni giorno potevo osservare sui cieli della mia regione e della mia città. Nell’estate del 2005 la svolta che ha dato il via ufficiale alla nascita del progetto; con l’avvento di internet e la nascita delle prime realtà virtuali, ho avuto la possibilità di conoscere persone con la mia stessa passione nell’osservazione dei fenomeni atmosferici, parlo di Gael Massone e Daniele Laiosa che sono state le persone con cui ho condiviso le mie prime esperienze di “caccia” sulla Valpadana durante il periodo estivo, ricalcando un po’ lo stile dei cacciatori di tempeste americani sulla scia del film Twister.
Seguì un periodo in cui il progetto rimase “stand by” per diversi anni; Daniele e Gael sono stati presi dagli impegni personali e dalla loro vita privata che li hanno purtroppo allontanati da ZenaStormChaser, un progetto che, per un discreto numero di anni, rimase vivo solo nella mia mente. Durante la stagione estiva nel periodo compreso tra il 2007 ed il 2010 ho svolto numerose giornate di caccia totalmente in solitaria, senza nessuno con cui condividere la mia passione ed il mio entusiasmo per quello che facevo. Durante questo lasso di tempo la mia prerogativa è stata quindi esclusivamente fotografare ed inseguire i temporali, accumulando una discreta mole di materiale che oggi potete trovare sul nostro sito web.
Con l’arrivo del 2011 ho avuto la fortuna di conoscere alcune importanti amicizie che attualmente dividono il progetto assieme a me; parlo di Andrea Mastropasqua, Jacopo Zannoni e Tiziano Puppo. Siamo legati da una sincera amicizia che esula dal solo stormchasing, pur essendo noi stessi parte integrante del progetto che al momento conta al suo interno proprio noi 4. Questo non significa che il nostro sia un gruppo chiuso anzi, restiamo aperti alle collaborazioni con altre persone interessate, chiunque voglia farsi avanti può quindi contattarci senza problemi.
Me la puoi descrivere?
Premeditare una giornata di caccia è un processo abbastanza complicato, difficile da descrivere dettagliatamente e con poche parole; bisogna innanzitutto avere una conoscenza della meteorologia e del modo in cui le masse d’aria si comportano nel territorio. Avere una conoscenza sul comportamento dei fronti atmosferici, del modo in cui le masse d’aria interagiscono con Alpi ed Appennino è quindi prerogativa essenziale nella previsione dei temporali sul nostro Paese. All’inizio non è stato facile, le cantonate ed i viaggi a vuoto sono stati tanti, ma in questi ultimi 4-5 anni siamo diventati abbastanza bravi.

Le prime giornate di “caccia” si svolgevano letteralmente “fiutando l’aria”; nei primi anni di attività, quando ancora non disponevo di PC portatile, chiavetta internet mobile o cellulari, tutto si riduceva alla stesura di una previsione fatta con i Global Models ed i Modelli a Scala Limitata. Era però un’approccio troppo semplicistico, quando mi trovavo sul campo, senza disporre di aggiornamenti in tempo reale, potevo contare solo sul mio intuito e sul mio sesto senso, con qualche bella cantonata e qualche grossolano errore di valutazione che rappresenta comunque un rischio costante per chi si cimenta in questo tipo di attività.
Negli ultimi anni con PC portatile, Tablet e telefoni cellulari possiamo seguire direttamente l’evolversi della situazione atmosferica. Esistono infatti numerose pagine e siti web attraverso i quali è possibile osservare real time lo sviluppo dei temporali e l’intensità delle precipitazioni attraverso immagini radar. Le probabilità di successo sono quindi aumentate anche se spesso ci troviamo a scontrarci con territori di caccia poco favorevoli, nei quali la presenza di centri abitati frequenti, colline, boschi e alberi, rallentano la nostra marcia, impedendo una corretta visibilità per fotografare le cellule temporalesche in tutta la loro spettacolarità. Quanto però ci ritroviamo a fotografare una magnifica supercella con un grandioso panorama tutt’attorno, la soddisfazione è sempre grande.
Siete stati anche negli USA, cosa avete seguito in quale situazione vi siete trovati?
In virtù delle particolarità climatiche del luogo, i fenomeni temporaleschi che è possibile osservare nel Midwest, possono raggiungere un’intensità ed un’estensione incredibili da immaginare sull’Europa, anche se fenomeni di analoga intensità ma su scala più ridotta sono possibili anche qui sul nostro Paese. Il ricordo forse più drammatico riguarda il disastroso Tornado di Joplin, avvenuto il 4 giugno del 2011. Fu una stagione primaverile piuttosto avara di fenomeni temporaleschi rilevanti nelle plains ma quell’evento passerà alla storia come uno dei Tornado più distruttivi e mortali mai avvenuti nella storia degli Stati Uniti d’America, con oltre 140 vittime portate via in pochi secondi dalla furia del vento. Siamo giunti nel luogo del disastro poche decine di minuti dopo il passaggio del Tornado, un violento vortice classificato come EF5; quello che abbiamo trovato dinanzi a noi è stato uno scenario di pura distruzione.

Tralasciando questo spiacevole e drammatico evento, i Tornado colpiscono sovente zone disabitate, abbattendo la loro furia su contee isolate o piccoli paesi e quindi recando un danno generalmente limitato: tra i più bei tornado e le più belle tempeste che mi sia capitato di osservare, posso senza dubbio citare Simla (Colorado) il 4 maggio 2015, andando a ritroso nel tempo la supercella tornadica di La Crosse Kansas il 25 maggio 2012 oppure la straordinaria supercella di Topeka, il 21 maggio 2011. Degno di menzione anche il Tornado di Rago (Kansas) sempre nel maggio 2011. Quest’ultimo evento lo ricordo con particolare adrenalina perchè ho avuto modo di osservare il vortice da una posizione molto ravvicinata di appena 100 metri! Ho letteralmente sentito la potenza della circolazione tornadica sotto e tutt’attorno al temporale, una cosa che mai sino a quel momento mi era mai capitato di percepire.

La Liguria negli ultimi tempi ha offerto molti spunti al vostro lavoro che ha un preciso significato nella prevenzione di quei fenomeni che possono avere qualche pericolosità, giusto?
Negli ultimi anni, con la collaborazione della realtà meteorologica ligure (LIMET) abbiamo avuto la possibilità di mettere in mostra non solo le nostre abilità nel campo dello stormchasing, regalando all’associazione alcune spettacolari fotografie, ma anche di aver dato un valido contributo nell’ambito della prevenzione e del monitoraggio di questi eventi. Per questa ragione credo che il nostro lavoro possa avere una grossa importanza nel migliorare il meccanismo di allerta, qualora dovessimo assistere ad eventi importanti di maltempo. Trovandoci a seguire in presa diretta l’evolversi dei temporali, possiamo fornire informazioni dettagliate circa lo svolgersi dell’evento meteorologico in una specifica area di interesse; questo approccio rappresenta un elemento di assoluta novità nell’ambito del monitoraggio ambientale e speriamo di poterlo sviluppare anche in futuro.

Qual è stato l’evento meteorologico che ti ha impressionato di più e per quale ragione?
Ne ho vissuti diversi e sarebbe difficile al momento rispondere con facilità, ogni volta che concludo una giornata di stormchasing particolarmente spettacolare, tra me stesso penso sempre: “questa è una delle tempeste più belle che abbia mai visto”! Negli eventi successivi però, l’emozione di aver seguito un nuovo temporale mi costringe a rivedere spesso il mio pensiero. La verità è che ogni tempesta rappresenta sempre un evento unico ed irripetibile, racconta ogni volta delle dinamiche differenti che, anche in occasione di eventi atmosferici simili, non si ripeteranno mai uguali a se stesse. Sotto questo punto di vista, osservare un temporale regala sempre uno spettacolo differente e non potrà mai capitarti di seguirne uno uguale, proprio come dicono che non esistano al mondo due fiocchi di neve uguali.

La valutazione di un evento è sempre qualcosa di molto difficile e personale, come saremo comunemente portati a pensare, non è solo l’intensità di un temporale a stabilire il punteggio più alto; elementi come la visibilità, la forma del temporale, il suo contesto paesaggistico e le dinamiche che lo hanno generato possono influenzare la valutazione finale.
Nonostante tutto, in questi anni di attività, in ambito italiano forse l’evento più eclatante che mi sia capitato di osservare, riguarda il Tornado di Mira e Dolo verificatosi lo scorso 8 luglio 2015 nella provincia di Venezia, più precisamente sulla Riviera del Brenta. E’ stato poco citato nei telegiornali ma credo che nell’ambito dei fenomeni temporaleschi italiani, sia uno degli eventi più rilevanti degli ultimi decenni, facendo così il palio con l’altro grandioso evento tornadico, quello del 3 maggio 2013 tra le pianure di Modena e Bologna. In Italia è stata la prima volta che mi è capitato di imbattermi nella “scia” di un Tornado sullo stile di quelli che ogni anno sconvolgono gli Stati Uniti d’America. Il tornado dell’8 luglio è stato infatti classificato tra alcuni dei massimi esperti italiani e statunitensi, come Tornado di categoria EF4, il che lo pone come evento di assoluta rilevanza nel palcoscenico atmosferico italiano in quanto fenomeni vorticosi di questa entità sono decisamente rari e comunque di difficile prevedibilità.
Si guadagna con la vostra attività?
Questa per il momento è un’attività esclusivamente autofinanziata con il nostro denaro, anche se col crescere della nostra popolarità stiamo valutando la possibilità di finanziare una parte delle spese affiancando degli sponsor alla nostra attività. L’anno 2016 potrebbe finalmente portare a casa qualche successo anche in tal senso.
Un consiglio a chi vuole diventare “cacciatore di tornadi” come voi?
Praticare stormchasing non è qualcosa per tutti. E’ necessaria lo ribadiamo, una conoscenza abbastanza approfondita delle sfumature meteo-climatiche della propria regione di residenza, per aumentare le possibilità di successo sarebbe però utile avere una conoscenza del clima delle altre regioni e delle relative dinamiche protagoniste che cambiano di settore in settore. Essenziale saper fare una previsione cosiddetta “fai da te”, integrando poi questa previsione col monitoraggio in tempo reale degli eventi. Sarebbe necessario essere almeno in due persone, un driver ed un secondo elemento che fornisca informazioni circa le strade da percorrere per posizionarsi nella zona più adatta ad osservare la tempesta. Esistono infatti delle posizioni specifiche nelle quali i cumulonembi e quindi la nube temporalesca in sè, andrebbe osservata per ottenere il massimo della resa fotografica. Questo concetto per chi non ha accumulato nel tempo dell’esperienza, può non essere affatto scontato da acquisire.
Forse il consiglio migliore che mi sentirei di dare, è quello di affacciarsi a questa attività con la curiosità di un bambino, sbagliando ed imparando dai propri errori che, come avrete capito, è molto facile commettere, rappresentando un po’ la parte integrante del proprio “DNA”.
Un fattore spesso sottovalutato ma ESSENZIALE; la disponibilità del proprio tempo libero è qui di importanza fondamentale. Io che pratico stormchasing da molti anni, spesso e volentieri sono costretto a stravolgere la mia routine quotidiana ai capricci del tempo. In pratica seguire con una certa sistematicità e costanza questa attività, significa mettere al primo posto il monitoraggio di questi eventi prima di tutto il resto, una cosa che non tutti possono permettersi di fare per via degli impegni lavorativi, e della vita privata di tutti i giorni. Lavorando per un portale di informazione meteorologica (Meteolive), ho la possibilità di “ritagliare” il tempo libero per svolgere questa attività proprio quando ne ho bisogno ma sono consapevole che questa non è una possibilità alla portata di tutti.


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